Australia –Marzo - Aprile 1999

Sono andato in Australia inseguendo un sogno è ho scoperto che gli aborigeni per anni hanno seguito un canto; il proprio canto che li guidava nelle azioni della vita quotidiana.

“Prima di venire in Australia parlavo spesso delle Vie dei Canti, e a tutti veniva sempre in mente qualcos’altro. ……..No. Non erano questi i paragoni che andavo cercando. Non a quello stadio. Ormai ero andato oltre. …… Le parole di una vecchia citate qui sotto rappresentano una tradizione che risale a circa quindicimila anni fa: “Tutto quello che da sempre sappiamo sui movimenti del mare è custodito nei versi di un canto. Grazie a questo canto, per migliaia di anni siamo andate dove abbiamo voluto e siamo sempre tornate a casa sane e salve. Nelle notti limpide, a guidarci avevamo le stelle, e nella nebbia avevamo i torrenti e i ruscelli che confluiscono nel Klin Otto” [1]

Questi canti venivano cantati appunto la loro via, l’uomo bianco con la sua colonizzazione ha interrotto molte di queste vie minando l’esistenza di parecchie tribù.

Girovagando per l’Australia ho incontrato molti aborigeni dediti all’alcool; conseguenza della politica dei bianchi che per ingraziarsi il popolo indigeno l’hanno corrotto ed ucciso con l’alcool a loro fino a quel momento sconosciuto.

Durante il mio viaggio durato 55 giorni ho visitato parecchie zone del continente australiano e sono rimasto affascinato dalle sue diversità. Arrivato l Nord al termine della stagione delle piogge ho trovato zone impraticabili ma di una bellezza e integrità unica.

“Alle otto eravamo in viaggio sotto una cappa di nuvole basse. La strada davanti a noi era ridotta a due solchi paralleli  colmi d’acqua rossiccia. In alcuni punti dovevamo attraversare grandi pozze alluvionali dalle quali spuntavano bassi cespugli. Più in la si alzò in volo un cormorano …”.[2]

Al nord il paesaggio semi desertico si trasforma velocemente a causa delle piogge torrenziali rendendo pericoloso e a volte impossibile viaggiare. Anche questo è caratteristico dell’Australia un paese pieno di contrasti. Oggi gli aborigeni sono ridotti in questa zona. Loro non sono un popolo stanziale, non coltivano, ma prendono quello che la terra gli dona. Non potendosi più spostare liberamente la loro vita e la loro cultura sono veramente in pericolo. Speriamo che riescano a salvare i loro sogni che si tramandano attraverso le loro tavole.

“Un Tjuringa, vale la pena di ripeterlo, è una piastra ovale fatta di pietra o di legno di mulga. E’ sia una partitura musicale che una guida mitologica dei viaggi dell’antenato. E’ il corpo reale dell’antenato (pars pro toto). E’ l’alter ego di un uomo, la sua anima, il suo obolo a caronte; il documento che attesta la sua proprietà della terra; il suo passaporto e il suo biglietto “per tornare dentro””[3]

Ora sono rimasto incantato dalle bellissime conformazioni naturali del territorio, Onde di sabbia, pinnacoli in un deserto a pochi passi dal mare, monoliti rossi, faraglioni e varie specie di animali che esisto solo qui o quasi. Ma purtroppo sono stato anche colpito dalla distruzione perpetrata dall’uomo con l’abbattimento di intere foreste di alberi millenari, con l’escavazione a cielo aperto di miniere che hanno trasformato zone molto verdi in aride buche.

Così raccontavo Cook avvistando per la prima volta la costa australiana:

Venerdi 20 -27 aprile 1770 “Inizia la navigazione lungo la costa australiana verso nord. La terra offre un gradevole spettacolo, con verdi collinette, vallate e prati. Pennacchi di fumo in varie parti segnalano la presenza di abitanti ….” [4]

Ora lo scenario è cambiato ma luoghi incantevoli esistono ancora; speriamo che la nostra intelligenza superi la nostra ingordigia e che riusciamo a salvaguardare quelle bellezze che sono sopravvissute al tempo ma che faticano a resistere all’uomo.

[1] Tratto da: Le vie dei Canti – Bruce Chatwin

2] Tratto da: Le vie dei Canti – Bruce Chatwin

[3] Tratto da: Le vie dei Canti – Bruce Chatwin

[4] Tratto da: Giornali di Bordo – James Cook