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…dopo aver lasciato l’ultima postazione di controllo in territorio ladakhi, a Tankse, mi allontanai dalla rotta carovaniera per addentrarmi nella terra di nessuno che si estende dalla regione dei grandi laghi Pangong e Nyak-tso, verso l’altopiano dell’Aksai-Chin.
A quei tempi in questa regione non c’era frontiera tra il Ladakh e il Tibet. Era uno dei pochi posti al mondo dove l’uomo e la natura erano stati lasciati a se stessi senza l’interferenza di “autorità” e di governi creati dall’uomo.
Qui le sole autorità erano la legge interiore dell’uomo e la legge fisica della natura, e mi sentivo eccitato al pensiero di essere per una volta interamente da solo; solo nell’immensità della natura,
di fronte alla terra e all’universo come erano prima della creazione dell’uomo, accompagnato soltanto dai miei due fedeli ladakhi e dai loro cavalli.
Nonostante la sensazione di piccolezza nella vastità e nella grandiosità del paesaggio montano, nonostante la consapevolezza dei limiti umani e della dipendenza dai capricci del tempo e del vento, dell’acqua e dei pascoli, del cibo e del combustibile, e da altre circostanze materiali, non avevo mai sentito un senso di maggiore libertà e indipendenza.
Il grande ritmo della natura pervade ogni cosa e l’uomo vi è inserito con anima e corpo. Persino la sua immaginazione non appartiene tanto al regno dell’individuo quanto all’anima del paesaggio, in cui il ritmo dell’universo è condensato in una melodia di irresistibile fascino. L’immaginazione diventa qui l’espressione adeguata della realtà sul piano della coscienza umana, e tale coscienza sembra comunicarsi da individuo a individuo fino a formare un’atmosfera spirituale che avvolge l’intero Tibet.
In questo modo una strana trasformazione ha luogo sotto l’influenza di questo strano paese, in cui le valli sono alte quanto le più alte vette d’Europa e dove le montagne si elevano nello spazio oltre la portata dell’uomo. E’ come se ci si togliesse un peso dall’anima, o come se certi ostacoli fossero rimossi. I pensieri fluiscono facilmente e spontaneamente senza perdere la loro direzione e coerenza, quasi senza sforzo si ottiene un alto grado di concentrazione e di chiarezza e un senso elevato di gioia mantiene la mente in uno stato d’animo creativo. La coscienza sembra essere sollevata a un livello superiore, mentre gli ostacoli e le inquietudini della nostra vita comune non esistono, tranne un vago ricordo di cose che hanno perso tutta la loro importanza e attrazione. Allo stesso tempo si diventa più sensibili e aperti a nuove forme di realtà; le qualità intuitive della mente vengono risvegliate e stimolate: in breve, ci sono tutte le condizioni per il raggiungimento degli stadi superiori della meditazione o dhyāna.
da “La Via delle Nuvole Bianche”, Lama Anagarika Govinda. |
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